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15/04/08 - S come Sassuolo, S come Sicurezza

Se parliamo di cosa affligge la nostra città, dobbiamo per forza di cosa iniziare dal problema della mancanza di sicurezza.
La sicurezza è l’insieme di quegli interventi volti a tutelare i cittadini sotto l’aspetto dell’incolumità personale e familiare e dell’inviolabilità delle proprietà individuali. Non ha perciò nulla a che vedere con l’immigrazione e, pertanto, chi la richiede a gran voce non può essere tacciato di razzismo. Occorre pertanto analizzare il problema con la mente il più possibile libera da qualsivoglia pregiudizio.
Dalla definizione che abbiamo dato, che non vale solo per Sassuolo, si percepisce che la sicurezza dei cittadini si ottiene attraverso due percorsi, da attuare entrambi: la familiarità della popolazione e la legalità. Ritenendo che sia condiviso il concetto di legalità, preciso che per familiarità intendiamo quei legami che legano tra loro i cittadini, costituendone una sola comunità, con la capacità di reciproco aiuto, fiducia e rispetto.
Risultano perciò evidenti le ragioni che spesso hanno portato a confondere il problema della sicurezza tra quelli legati all’immigrazione: già a partire dalle modalità d’ingresso nel nostro Paese, spesso clandestine, si ha una violazione di legalità e perciò una giusta diffidenza nei riguardi dell’immigrato che, presumibilmente, persevererà nel mancato rispetto delle regole civili; lo status di clandestinità impedisce infatti l’accesso legale al lavoro, agli affitti, ai servizi, spingendo l’immigrato nelle mani della criminalità organizzata che gli passerà qualche “espediente” per vivere.
Se la tanto paventata “integrazione” potrebbe contribuire a costruire un senso di familiarità, nulla vale nei confronti del rispetto della legalità, che deve essere attuata dai singoli e mantenuta dalle istituzioni tramite interventi organici e strutturati. Quando la legalità di una società è seriamente compromessa, si attuano quelle manovre dette “Tolleranza Zero” nei confronti dei delinquenti (non degli immigrati, ma di tutti i delinquenti) volte ad estirpare ogni azione sul nascere.
La “Tolleranza Zero” deve essere una manovra il più possibile organica e deve coinvolgere tutte le istituzioni in gioco, non solo cittadine. Di fatto in Italia è quasi impossibile un’applicazione al cento percento, poiché ci si scontrerà prima o poi con un sistema giudiziario lento ed inefficace, ma sono molte le manovre che possono essere attuate a livello cittadino.
Per prima cosa le unità di Polizia di quartiere sono indispensabili per un controllo del territorio. Ma anche le unità di quartiere, per essere efficaci, devono essere organizzate in modo da effettuare passaggi almeno quotidiani, fermate frequenti, controlli ripetuti dei sospetti (e, perché no? degli sconosciuti).
In pratica il loro lavoro consiste nel pattugliare una porzione di territorio, fermandosi a colloquiare (e perciò a raccogliere sistematicamente segnalazioni ed informazioni) coi cittadini ed accertare documenti ed intenzioni di chi sta troppo in giro a bighellonare. Dovranno arrivare a conoscere nome, cognome, professione di ciascuno di noi e noi dovremo vedere in loro un riferimento delle istituzioni, così come il Sindaco, il Parroco, ecc.
Chi viene in questa città per delinquere, invece, dovrà capire di avere vita breve e non facile e, presto, deciderà di cambiare posto; quando queste manovre verranno attuate in tutto il Paese, ce ne libereremo definitivamente…
Su questi argomenti si è sempre fatta molta propaganda, ma poi le amministrazioni succedutesi si sono trincerate dietro il mancato invio di forze da parte degli enti centrali ed i Ministeri. In questo sta la menzogna: se veramente si vuole procedere (ed io dico si DEVE) su questa strada, occorre investire risorse proprie, ovvero della città; occorre rinforzare il Corpo di Polizia Municipale, se necessario tramite nuove assunzioni oppure utilizzando le sinergie che dovevano risultare dal Corpo Intercomunale che raccoglie anche i Vigili di Fiorano, Formigine e Maranello; occorre che queste unità escano dagli uffici e siano inviate a presidiare il territorio, lasciando i compiti amministrativi agli impiegati comunali mentre per altre funzioni “ordinarie” siano coinvolti associazioni di volontariato (mi riferisco in particolare al controlli effettuati sui temi ambientali ed al presidio degli attraversamenti pedonali scolastici).
Naturalmente i Vigili (o Poliziotti Municipali?) avranno il blocchetto delle multe, perché Tolleranza Zero significa anche che bisogna smettere di fare i furbetti quando si posteggia l’auto…
Se il controllo e la repressione sono gli aspetti conclusivi del sistema, si rendono comunque necessarie diverse manovre preventive, quali una migliore illuminazione notturna, l’installazione di telecamere a circuito chiuso negli esercizi commerciali, la demolizione (e l’impegno a non ricostruirne!) dei quartieri ghetto, un servizio di trasporto pubblico efficace e, in generale una migliore vivibilità della città.
Il voler trasformare Sassuolo in una città dormitorio, puntando tutto sulla speculazione edilizia e sullo sfruttamento di mano d’opera a basso costo, sta infatti alla base della rovina di quella che era la Delizia Estense e che è stata, nel dopoguerra, uno degli esempi più eclatanti di boom economico.
Fino a qualche anno fa (gli anni forse sono stati 15 o 20, ma le amministrazioni solo 2 o 3…) a Sassuolo c’erano diversi tra cinema e società che proponevano spettacoli teatrali, ritrovi che attiravano giovani da tutta la provincia, numerosi locali in cui trascorrere il tempo una volta terminato il lavoro; tutte queste attività mettevano le persone in contatto tra di loro, creando aggregazione, integrazione, familiarità e, soprattutto, facevano “mossa”.
Quando c’era della “mossa” a Sassuolo, la cittadinanza usciva, circolava per le strade in qualche modo perciò presidiandole, viveva la città impedendone la formazione di quei nuclei parassitari di delinquenza che oggi sembrano avere il sopravvento. La gente oggi non ha ragione di uscire di casa, e se lo fa se ne va da Sassuolo, così la città si è desertificata, rabbuiata e, in mancanza di ogni controllo, è divenuta il terreno ideale per chi ha cattive intenzioni.
La politica del “dormitorio” ha creato grossi introiti nelle tasche di qualche palazzinaro, ma ha svuotato di senso la nostra città. Io credo che sia possibile rimediare, ma necessariamente occorre cambiare direzione; occorre creare a Sassuolo, nuovamente, quelle situazioni e quelle occasioni d’incontro, di proposta culturale, di svago che sono le fondamenta della vivibilità ed occorre investire per mantenere un legame tra il territorio e la “sua” gente.
Ma queste cose le può fare solo chi, nato e cresciuto a Sassuolo, ha scelto di viverci con la propria famiglia e di renderla migliore, non chi vorrebbe amministrarla, ma non la sceglie per se.

 

   
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