E’ tempo di saldi nei negozi.
La gente si affretta per riuscire ad accaparrarsi a prezzo scontato il bene necessario. Perlopiù capi d’abbigliamento, ma anche accessori per la casa, la scuola, il lavoro.
I saldi sono spesso una boccata d’ossigeno per le famiglie che faticano sempre più ad arrivare alla fine del mese; prova ne è il fatto che la data dei saldi viene progressivamente anticipata. Dalla fine dell’estate si è arrivati alla “mezza estate” ed oltre ai saldi estivi ed invernali sono sorti quelli di “mezza stagione”.
Ma i saldi sono una vera boccata d’ossigeno anche per i commercianti, prime ed innocenti vittime di un calo dei consumi che non è dovuto ad una loro particolare politica commerciale, ma bensì a congiunture internazionali impossibili da controllare. In pratica se un consumatore “sceglie” (anche su questo ci sarebbe da dire, visto che spesso si è costretti…) di non acquistare un bene, il primo a pagarne le conseguenze è proprio il commerciante che, non vendendo la merce, di fatto non percepisce compenso e quindi reddito. E’ come se ad un lavoratore non venisse corrisposto lo stipendio, perché il datore di lavoro ha pensato di risparmiare!
E, credetemi, i negozianti al dettaglio sono solo l’ultima pedina di una catena perversa, e poco possono per contrastare l’aumento dei prezzi, che colpisce, in primis, loro stessi. Spesso, infatti, si è portati a pensare che i negozianti percepiscano chissà quali lauti guadagni, per cui si accontentano di un poco meno nel periodo dei saldi; questo era forse vero fino a qualche lustro fa. Ora più semplicemente i commercianti cercano di aggiustare le sempre meno generose stagioni con il periodo dei saldi, in modo da racimolare quel minimo che permetta loro di non dover “far su” la baracca.
Ovviamente esistono le eccezioni ma, proprio per questo, voglio rimanere sul generico.
Questa lunga premessa serve per poter capire meglio due concetti. Il primo è che l’acquisto, come un qualsiasi accordo, deve soddisfare entrambe le parti; occorre perciò sgombrare il campo dai luoghi comuni che vedono il commerciante come un approfittatore, ed il cliente come un pollo da spennare; se una delle due parti non crede nella transazione che si accinge a chiudere, tante grazie e amici come prima. Il secondo vuole sottolineare l’importanza dell’istituto del “saldo” in periodo economico particolarmente sfavorevole come quello attuale: io “credo” nei saldi, come cittadino, come consumatore e come padre che deve far quadrare il bilancio familiare e, se posso, li uso.
Per far funzionare in maniera corretta i saldi, esistono fior di normative: nazionali che ne definiscono le modalità, regionali che ne limitano il periodo, e comunali che ne regolamentano l’attività. Tali modalità sono note a tutti, poiché in tempo di saldi i giornali e le associazioni di consumatori non mancano di lanciare decaloghi di avvertenze e consigli. Tra tutti ne spicca uno: la merce venduta in saldo si può cambiare!
Alcuni negozianti, talmente presi dal rifare le vetrine, ricalcolare i prezzi e sistemare gli scaffali per l’evento, devono essersi fatti sfuggire questo piccolo particolare, perché a fianco della scritta “saldi”, mettono in bella evidenza che “la merce NON si cambia”!
Un errore (come no?), che potrebbe configurarsi nel tentativo di far desistere l’acquirente da un qualsiasi reclamo o ripensamento.
Oltre ad essere vietato dalle normative in vigore, ciò rappresenta un esempio lampante in cui decade la fiducia tra venditore ed acquirente e, pertanto, sconsiglio di metter piede in quel negozio. Questo è quello che possiamo fare come cittadini e come consumatori, oltre ovviamente ad avvisare il 117 (è la Guardia di Finanza e la telefonata è gratuita).
Ma dagli amministratori ci aspettiamo qualcosa in più. In particolare dal Sindaco che redige e firma l’ordinanza che da l’avvio ai saldi, ci aspettiamo che queste norme siano ben esplicate e non lasciate sottintese, col risultato che gli onesti le seguono e gli altri se ne fregano! E vorremmo anche che per farle rispettare sia utilizzata la Polizia Municipale, che tra i suoi compiti ha quello di vigilare sulle attività commerciali, per controllare le vetrine ed i negozi. Infatti, se li vediamo noi i cartelli, li possono vedere anche i Vigili e poiché non ci si può sempre aspettare che sia il cittadino a fare la denuncia (con tutto quello che comporta: onere delle prove, tempo speso a deporre, possibili contro-denunce, ecc.) è meglio se il lavoro viene fatto da chi ne è preposto.
Per fare questo non serve personale in aggiunta, poiché come ho detto più volte, in ogni quartiere, ad ogni ora del giorno (e della sera!), ci deve essere una pattuglia di Vigili. Nessuna spesa, pertanto, ma solo un uso migliore delle forze disponibili.
Ma a volte i politici hanno paura a “tirare le orecchie” a questa o quella categoria, timorosi di perdere quella manciata di voti tanto più utile quanto più si avvicinano le elezioni. Io credo invece che chiudere un occhio nei confronti di chi si comporta in maniera scorretta sia ancora più pericoloso, in quanto si guadagna solamente l’antipatia dei tanti cittadini/commercianti e cittadini/acquirenti onesti.
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