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19/04/08 - Una nuova stagione al Carani

Finita la stagione teatrale, ricomincia quella della incertezze per il Teatro cittadino.
Da alcuni anni il futuro del Teatro Carani, capolavoro liberty nel cuore della città e centro polivalente di diffusione della cultura è a rischio a causa dello scarso interesse economico che rappresenta, sia per i privati che per l’amministrazione comunale.
Dopo la morte dell’Ing. Angelo Carani, che oltre alla proprietà reale vantava quella morale sull’istituzione che portava il suo stesso nome ed a cui non faceva mancare opportune iniezioni di denaro all’occorrenza, gli eredi non intendono più accollarsi i costi di mantenimento della struttura. Ciò è di per sé condivisibile, in quanto gli investimenti in ambito culturale hanno come unico tornaconto l’accrescimento culturale e perciò sociale dei cittadini. Ne risulta che la cultura è un bene pubblico e come tale deve essere sostenuto con fondi pubblici.
Se Sassuolo ha avuto un grande sviluppo dal secondo dopoguerra, si deve a bravi imprenditori che hanno saputo investire in fonti di guadagno certe ed hanno evitato di mettere soldi ove non ci fosse un adeguato ritorno economico, permettendo così una diffusione della ricchezza.
Viceversa la pubblica amministrazione dovrebbe sopperire a tutti quei servizi ed a quelle necessità che hanno come fine ultimo il mantenimento e l’accrescimento morale e culturale delle persone.
L’attuale amministrazione comunale non ha mai sostenuto in modo efficiente il Teatro Carani: dal 2005 al 2007 ha versato complessivamente contributi lordi per 400.000 €; questi contributi venivano erogati in seguito a fatturazione da parte di Arteatro, la società che gestiva il teatro e produceva la stagione, alla quale, tolta l’IVA, rimanevano poco più di trecentomila euro.
A questi dobbiamo togliere altri 25.000 € che il Comune pretendeva ogni anno a titoli d’ICI.
In pratica la società “campava” con un contributo di circa 280.000 €. In due anni. Insufficiente!
L’estate scorsa il Comune, a seguito dell’accordo con la proprietà (Teatro Carani SpA) di affitto per un solo anno, ha indetto una “gara ufficiosa” per la gestione a cui hanno partecipato le due società sassolesi che si occupano di teatro, Arteatro e Bottega dell’Arte, ove l’appalto è stato assegnato alla seconda. Al di la degli aspetti “fumosi” della vicenda e dei successivi strascichi giudiziari, rimane il fatto che il Teatro versa ora nelle medesime condizioni, in quanto nessun accordo è stato ancora raggiunto con la proprietà. In sostanza ci troviamo, come un anno fa, a non sapere se il Teatro proseguirà o meno le sue rappresentazioni.
Oltre al fatto che già da quest’anno gli spettacoli in abbonamento sono stati in numero minore e, scelti più per fare “cassetta” che per il loro valore artistico.
Inutile dire che la chiusura del “Carani” rappresenta una grave perdita per tutta la città, una pugnalata nel cuore per ogni volta che ci siamo entusiasmati, divertiti, commossi nel vedere uno spettacolo. Credo sia più opportuno parlare di come relegare la cultura ad un mero fatto economico sia offensivo per l’intelligenza e la dignità delle persone; credo che si debba porre l’accento sul fatto che chi non vuole persone colte, pensanti, capaci di esprimere un giudizio (e perciò libere) è perché vorrebbe avere degli schiavi da governare; credo si debba sottolineare anche il fatto che porre limiti alla cultura, significa fare CENSURA, nell’evidente tentativo di imbrigliare i cittadini.
Quando parlo con gli altri genitori della scuola, sento che farebbero qualsiasi cosa per l’istruzione dei loro figli. Da un sindaco non mi aspetto un curriculum lunghissimo di incarichi ricevuti dagli amici di partito, ma che agisca come un buon padre di famiglia e, perciò, che faccia ogni cosa possibile per l’istruzione e la cultura dei cittadini.
Occorre pertanto accordarsi con la proprietà per l’utilizzo della struttura, conducendo una trattativa “seria” che preveda anche l’impiego di strumenti comunali fiscali (ICI) e non (PSC) quali “leve” per mediare le posizioni; in pratica li c’è e ci deve rimanere un teatro: se la proprietà non cede la si “soffoca” fiscalmente, se è disposta a trattare le si va incontro annullando le imposte. Resta evidente che qualora si proceda all’acquisto da parte del Comune, il Teatro assumerà la denominazione “Comunale” in luogo di “Carani”.
Occorre poi rendere il teatro NON a gestione esclusiva di una sola società, ma trasformarlo in un “contenitore” che possa accogliere le differenti proposte delle due società, di associazioni, scuole, ecc.; ciò lo renderebbe “appetibile” anche a soggetti terzi, fino ad oggi esclusi, ed eviterebbe di mettere una contro l’altra singole società, lasciando ai cittadini (liberi e sovrani) la scelta.
Le spese che ora sostiene il Comune verranno perciò utilizzate per la gestione organizzativa e la manutenzione della struttura e saranno in parte integrate con l’affitto/concessione alla società che di volta in volta l’utilizza (che a questo punto non percepirà altri contributi dal Comune).
Assistiamo a tanti sforzi, interventi, proposte di diffusione di culture diverse nell’ottica di una non meglio precisata integrazione, ma non vediamo un sostegno alla nostra cultura!
Siamo cittadini liberi e vogliamo rimanere tali: liberi di andare a teatro, liberi di scegliere, liberi di confrontarci, liberi di vedere cose nuove, liberi di esprimere opinioni.
La cultura, l’istruzione ci hanno reso così. E il “Carani” ci ha aiutato.

 

   
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