Parlando con un’amica, mi sono reso conto che il significato dei nomi delle fiere d’ottobre, viene spesso semplificato e a mio avviso snaturato. Qui vi do la versione che piace a me e che ha il pregio particolare di rendere onore alle “belle donne”.
Il significato dei nomi delle fiere è imperniato sull’approccio commerciale usato dall’avventore sassolese, nell’ottica di fare gli acquisti migliori. Così, la prima domenica d’ottobre è la féra di Curiàus e ci si reca a scuriosare ed a chiedere informazioni per poi decidere cosa e da chi comprare, ma in realtà non si acquista nulla.
La seconda domenica, pur avendo deciso cosa acquistare, si finge di non esserne realmente interessati per indurre il venditore ad abbassare il prezzo; perciò ci si concentra sulle belle donne! Questa è appunto la féra dal Bèli Dann. In realtà le belle donne a Sassuolo ci sono sempre e non, come dice qualcuno solo questa domenica; occorre infatti anche ricordare che a Sasol le seimper festa.
La tattica degli scaltri capifamiglia sassolesi si concretizza infine nel loro giorno: la féra di Resdàur, nella terza domenica di ottobre, ove il mercante, timoroso di non vendere la propria merce accetterà il prezzo proposto e si concluderà l’affare.
Ma attenzione a non farsi fuggire le occasioni e rimandare fino alla quarta domenica d’ottobre: la féra di Sdàs. Come il setaccio trattiene la crusca e lascia cadere la farina, così chi crede di fare affari in questo giorno, in realtà, non acquista che ciò che è stato lasciato dai bravi resdàur in quanto ritenuto non interessante o non conveniente.
La quinta domenica, quando c’è, viene chiamata féra di Stumpài, perché priva di qualsiasi interesse commerciale e necessaria solo a chiudere il mese, quanto questo ha, appunto, cinque domeniche.
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