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Non fraintendetemi, non sono io il quarantenne di bell’aspetto che ha centrato il 6 in quel di Bagnone. Io mi sono accontentato di quello che possiamo chiamare un premio minore.
Con quali numeri? eccoli:
qualcuno ha stimato che dall’inizio dell’anno ciascun italiano abbia giocato in media 63 colonne;
poiché in famiglia siamo in 4 ed ogni colonna costa 1 €, si ha:
63 x 4 = 252 €
ma poiché noi quelle colonne non le abbiamo MAI giocate abbiamo risparmiato esattamente 252 €, cioè poco meno dei 280 e rotti € (da cui vanno comunque detratti i costi delle giocate) che ha vinto il 4.
Quindi mi sento di dire di aver fatto 4!
C’è qualcuno tra voi che può vantare un risultato migliore?
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Il TAR del Lazio “boccia” gli insegnanti di religione non ammettendoli agli scrutini, giustificando la decisione con un’ipotetica discriminazione nei confronti delle altre religioni, applicando, di fatto, quello scellerato laicismo che spinge a relegare la religione cattolica quale ultimo dei valori etici e sociali che hanno formato il nostro Paese.
A parte il fatto che se il giudice, i protestanti valdesi, ecc. si fossero informati, forse avrebbero notato come l’ora di religione non è un’ora di “dottrina” ma semplicemente un’ora di confronto su un tema che, come questi fatti dimostrano, è attuale, interessante e valido. Invece hanno preferito evitare tale confronto ed accanirsi utilizzando la propria posizione.
In questo modo però si apre la strada ad altre “esclusioni”: gli insegnanti di storia, ad esempio, visto che non serve il “passato” in una scuola che deve preparare al “futuro” (non lo penso veramente, ma sto estendendo il concetto espresso dalla sentenza…); poi possiamo escludere gli insegnanti di matematica, giacché esistono da tempo le calcolatrici (questa l’abbiamo pensata un po’ tutti durante i compiti in classe!) e sulla stessa falsariga anche quelli di geografia almeno da quando abbiamo i navigatori satellitari (c’azzecca poco, ma già che ci siamo…). Quindi escluderemo gli insegnanti di lingue straniere perché siamo italiani e magari anche quelli di italiano, tanto per sentirci euoropei!
In questa scuola da 6 politico i nostri figli potranno diplomarsi, laurearsi e magari un giorno diventare, che so, magistrati o giudici.
Ci vedete qualche differenza?
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Per me che non avevo mai fatto politica, anche se me ne interesso da sempre, questa è stata la prima campagna elettorale e, come ogni prima volta mi ha lasciato dei ricordi che porterò con me. Voglio scriverli adesso, perché non siano banalizzati o messi in secondo piano dall’esito delle urne. Questi sono miei, il resto lo diranno i giornali…
Prima fra tutti la gente: quanta gente! quante persone! quanti amici, anche tra gli avversari, incontrati e conosciuti in questi mesi. Quante idee ci siamo scambiate, quante battute e frecciatine, ma sempre con profondo rispetto delle reciproche posizioni (che comunque si cercava di smontare…).
E poi tutte le persone che si avvicinano ai banchetti o ti scrivono per avere un consiglio, un conforto o per suggerirti un’idea. Con alcuni ci scriviamo più o meno regolarmente, con altri è finita che siamo diventati amici!
Quando incontri tanta gente, dopo un po’ diventi famoso: questo significa che per strada ti fermano e ti salutano persone che nemmeno conosci. Questo fa piacere perché il più delle volte ti incitano ad andare avanti e ti sostengono. Finisce così che ti metti a salutare tutti quelli che guardano verso di te e ti accorgi che qualcuno, perplesso, sta pensando: “chi è ’sto pazzo?”. Ma in fin dei conti non c’è niente di male a dire un buongiorno di più e prosegui sorridendo con sincera felicità.
Intraprendere un’avventura di questo tipo significa in ogni caso coinvolgere la tua famiglia, a cui arriveranno di riflesso i commenti per ogni dichiarazione che rilasci.
All’inizio temevo di mettere in imbarazzo, in particolare i miei genitori, ma loro mi hanno fatto capire che erano orgogliosi di me per quello che stavo facendo. Ho cercato in tutti i modi di non deluderli. Credo di esserci riuscito.
Abbiamo iniziato questa campagna elettorale da soli, poi ci siamo alleati. Far parte di una squadra significa condividere gli entusiasmi, le fatiche ed i risultati.
Nella nostra squadra nessuno è stato eccessivamente protagonista e nessuno ha tentato di prevaricare; così, fianco a fianco, abbiamo messo tutti lo stesso impegno e ne abbiamo tratto tutti la nostre dose di soddisfazione e la gioia di tutti è stata molto più grande della gioia dei singoli.
Questo, per me, è già un grandissimo risultato.
Un pensiero particolare è per Milena, mia moglie, perché non si limita a farmi fare tutto quello di cui, di volta in volta, mi appassiono, ma mi aiuta in ogni modo; anche laddove io mi lancio in progetti e cose che non farebbe mai o farebbe in modo diverso, comunque lei c’è, al mio fianco ad ascoltare le mie idee, i miei sfoghi e a sopportare le mie arrabbiature.
Spero di essere all’altezza di ricambiare il suo amore, giorno dopo giorno.
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Era il nome della campagna di prevenzione all’AIDS ed alle malattie sessualmente trasmesse promossa dai giovani della Croce Rossa nel triennio 2006-2008, dove ABC stava per: Abstinence, Be faithfull, Condom; ovvero astinenza, fedeltà, uso del preservativo.
Questo è quanto veniva divulgato in questa campagna, patrocinata dal Ministero della Salute ed in accordo con le linee guida europee per la prevenzione, nonché con le direttive dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità.
La campagna, di alto valore scientifico e morale, aveva però una pecca: lo sponsor. La stessa era infatti sostenuta dalla Akuel e, ben presto si è perciò trasformata in un mero: impara C, non essendoci nessuno interessato a finanziare A e B!
Un po’ quello che sta accadendo in Africa dove le parole del Papa, pienamente condivisibili, sono state travisate e “truccate”.
In realtà il Papa ha ragione: l’uso del preservativo (C), da solo, non è sufficiente a fermare la diffusione dell’AIDS, ma lo stesso (dicono OMS, Unione Europea e Ministero della Salute) deve essere associato ad un comportamento sessuale corretto e responsabile (A e B, appunto).
Ma come nel caso precedente A e B non sono prodotti e commercializzati in serie, perciò non interessano a nessuno!
Non a caso, invece, i paesi europei che esportano profilattici in Africa si sono prodigati a commentare l’utilità del preservativo, smentendo ogni dato scientifico in merito che più correttamente riporta un aumento di casi di contagio, ove non si pongano in atto altre misure complementari. E fra tutti, anche questa volta, il premio per l’idiozia va al patetico presidente spagnolo che ha inviato in Africa ben 1 milione di preservativi da distribuire ai 25 milioni di contagiati (noti), in una popolazione di circa 1 miliardo di persone.
Se questi vi sembrano metodi efficaci…
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La Costituzione non si tocca!
La frase è un paradosso, anche se non molto evidente.
Chi conosce la Costituzione, però, si guarda bene dal pronunciare frasi come queste, perché saprebbe di cadere in contraddizione: la Revisione della Costituzione è infatti prevista e stabilita dalla stessa, all’Art.138.
Rifiutare a priori, ovvero senza discussioni parlamentari, modifiche alla Costituzione, significa perciò disconoscerne alcune sue parti, ammettendo, implicitamente, che la nostra legge fondamentale non è poi così valida…
Variazioni alla Costituzione in accordo da quanto da essa stabilito dimostra, viceversa, conoscenza e rispetto per l’atto che sta alla base della Repubblica Italiana.
Ma spesso tutto questo viene raccontato al popolo in maniera offuscata ed il significato traviato e stravolto, cercando di far passare per anticostituzionale ciò che segue la legge e per legale ciò che la legge non rispetta.
È proprio vero che c’è più gusto, ad essere Italiani!
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Così l’onorevole (?) Di Pietro ha tuonato contro il capo dello Stato.
Non nuovo ad accusare senza poter provare i fatti, il Tonino nazionale percorre sempre più una politica di urla e offese, di capocciate e capoccioni proponendosi unico moralizzatore e liberatore. Ma cosa ci sia di morale e di libero negli insulti e nelle manette elargiti entrambi in modo spregiudicato e selettivo, devo ancora capirlo…
In fondo, di un bel tacer, non fu mai scritto!
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Impedire a chicchessia di parlare una determinata lingua è un’idea che mi sembra a dir poco balzana! Come se impedire di parlare significasse impedire di agire o di pensare (a meno che non sia questo a cui si vuole arrivare).
Certo è che il linguaggio a volte può essere usato per nascondere messaggi non esattamente amichevoli…
Occorre allora intervenire in modo più legittimo ed opportuno, come proposi in tempi non sospetti. (leggi qui)
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IRIS ha deciso di chiudere!
L’Assemblea dei Soci, cioè Romano Minozzi, ha deciso di mettere la società in liquidazione, fregandosene dei 780 lavoratori e delle loro famiglie, fregandosene se questa mossa potrebbe risultare un colpo mortale al distretto, fregandosene persino di passare gli ultimi anni della sua stessa vita additato come l’infame che ha voltato le spalle alla Sassuolo che gli ha dato ricchezza e benessere.
Qualcuno dice che se l’ha fatto, avrà fatto prima bene i suoi conti, ma su questo non ho mai avuto dubbi.
Dubito piuttosto di quegli imprenditori che sanno far andare le cose solo finché ci guadagnano bene, ma se i guadagni si riducono portano tutto all’estero.
Dubito di un sistema fiscale che permette alle imprese di scaricare un po’ tutto quello che spendono in nome della ricchezza prodotta, ma non le vincola a proseguire nella loro attività.
Dubito di chi si sente un fenomeno perché negli anni cinquanta con 5 milioni di lire che si recuperavano in tre mesi ha fatto su una ceramica, ma scappa davanti alla crisi.
Dubito di una classe politica che proclama di essere solidale con i lavoratori, ma che all’atto pratico continua a pensare ai fatti suoi.
Ma nonostante tutto ho ancora fiducia per tanti imprenditori, seri, motivati, onesti e tenaci che sanno che fare impresa significa accollarsi un rischio e che le crisi si superano con gli investimenti e non fuggendo.
Ho fiducia in tutte quelle aziende che hanno già affrontato crisi diverse, cambi generazionali, medicine diverse.
Ho ancora fiducia in Sassuolo e credo che servirà uno sforzo in più ma ce la faremo anche questa volta.
Con o senza gli infami.
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dar da bere agli assetati. Così recitano le Opere di Misericordia Corporale, come ci insegnavano a catechismo.
Non vale per la Corte di Cassazione che, bocciando il ricorso presentato sul caso Englaro, ha di fatto sospeso l’alimentazione e l’idratazione di Eluana. Già, perché è di mangiare e bere che si sta parlando, non di accanimento terapeutico. Le cure verranno infatti mantenute per evitarle, recita la sentenza, un’inutile sofferenza.
Perché Eluana soffrirà nel morire di fame e di sete e le suore che l’accudiscono, probabilmente se ne accorgeranno guardando quegli occhi che lei tutte le mattine apre e richiude alla sera.
Così Eluana viene condannata a morte per avere amato la vita a tal punto da essersi lasciata sfuggire un commento, in un momento di forte coinvolgimento ed emotività.
Così un padre, dopo averle dato la vita, gliela toglie con un gesto che, seppur non condivido, considero di estremo amore.
Eluana se ne va ed in Italia arriva l’eutanasia.
Fuori piove. Oggi è un brutto giorno.
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