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l'Italia chiamò

Avevo dodici anni, quando promisi “sul mio onore di compiere il mio dovere verso Dio e verso la Patria”.
Non fu per tradizione famigliare militare, ne ero una sorta di “Balilla”; quello che ho fatto è stato semplicemente formulare la “Promessa Scout”, esattamente come migliaia di altri ragazzi, centinaia a Sassuolo.
Non capivo esattamente cosa volesse dire e qualcuno mi diceva anche che potevo cambiare la formula, sostituendo “la Patria” con “il mio Paese”. Non so se fu Dio o chi per Lui, ma io promisi per la Patria.  L’Italia, in questo modo, mi chiamò.
Il significato della Promessa era un impegno civico ed un’attenzione verso gli altri concentrato in poche, pesanti parole. E c’era una via d’uscita: “Se piace a Dio (solo se piace a Dio), per sempre”.
A Dio, credo, piacque, perché quando venne il momento del servizio di leva, mentre molti dei miei amici pensavano a come non “buttare” un anno della loro vita, io ripensai nuovamente a quelle parole ed a quella promessa. L’Italia, ancora una volta, mi chiamò: scelsi il servizio militare.
Così giurai, per la prima volta, fedeltà; alla Repubblica.
Passando i giorni con giovani provenienti da ogni regione d’Italia, vidi le diverse condizioni, le diverse aspirazioni, le diverse sensibilità, che si potevano riassumere in un unico concetto, che io chiamo Identità Nazionale.
Rimpiansi quei momenti, quando terminato il servizio militare ritornai alla vita “normale” e ripresi il mio lavoro; ma in fondo l’Italia chiama in tanti modi…
Poi lasciai gli scout, ma evidentemente a Dio piacque che continuassi a mantener fede alla mia Promessa ed al mio Giuramento. Sentivo, infatti, di dover impegnare la mia vita al servizio degli altri, in particolare dei più deboli e vulnerabili. L’Italia mi chiamò nuovamente in Croce Rossa, a soccorrere le persone nelle situazioni di pericolo. Effettuai numerosi servizi nelle emergenze quotidiane ed in quelle situazioni straordinarie in cui tutto il Paese, la Patria, si stringeva intorno ai fratelli colpiti dalle calamità.
Alluvione in Piemonte, terremoto in Umbria, esondazioni del Po, terremoto in Molise, black–out nazionale, io ero preposto a coordinare gli interventi e l’Italia, ripetutamente, mi chiamava.
Venne l’11 settembre, il tempo delle scelte, il tempo in cui si rese necessario riconoscersi in un concetto di libertà e di condivisione che io chiamo Patria; mi arruolai nel Corpo Militare della CRI, per poter portare il mio aiuto agli altri, senza togliere l’aspetto umano al mio operato, anche in situazioni che superavano il quotidiano e che si paventavano come pericolo per la libertà dei cittadini.
Il Presidente Ciampi mi concesse il grado di Sottotenente e perciò giurai, nuovamente, da Ufficiale.
In quel momento sentivo chiaramente, distintamente, l’Italia chiamare.
In un periodo in cui i valori della Patria sembrano un ricordo antiquato ed in cui gli interessi comuni soccombono ai vantaggi individuali, io amo innalzare il Tricolore nel giardino d’avanti a casa durante le feste nazionali. Perché io mi considero uno di quei privilegiati che

        l’Italia chiamò!

 

 

   
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