Il Presidente della Repubblica, in occasione della ricorrenza del 25 aprile, ha dichiarato che questa festa non è solo di una parte. Questo sarebbe ovvio e normale se la festa fosse celebrata per quello che è: la liberazione dell’Italia da parte degli alleati.
In realtà negli oltre sessant’anni trascorsi la ricorrenza ha assunto sempre più la forma di una celebrazione della Resistenza, dimenticando il significato iniziale. Se è vero, infatti, che la Resistenza ha avuto una parte importantissima nella lotta al nazi–fascismo in Italia, è pur vero che la sconfitta del regime si è avuta per mano degli alleati.
Normalmente la storia viene scritta dai vincitori, ma in questo Paese che ha da sempre fatto della fantasia la propria principale risorsa, pur perdendo qualcuno ha pensato bene di riscriverne i fatti.
Noi abbiamo studiato su libri che parlavano di “armistizio”, come che le forze partigiane, una volta conquistato il territorio, avessero accettato di deporre le armi in cambio delle garanzie di libertà. In realtà l’Italia firmò una “resa incondizionata” agli alleati, che presero atto della Resistenza così come dell’esercito regolare, ormai opposto al regime, ma ne giudicarono non sufficienti gli sforzi.
L’Italia si consegnò così mani e piedi al mondo occidentale, guadagnandosi un posto nella parte della cortina che si rivelò poi la più conveniente.
Ma qui avvenne il revisionismo: da allora ci si riferì alla “resa incondizionata” sempre parlando di “armistizio”, si omise di dare il giusto peso a ciascuna forza in campo (esercito italiano, alleati e resistenza partigiana) e, poco alla volta, con la scomparsa dei testimoni rimasti, il 25 aprile divenne la Festa della Resistenza!
Alla resistenza sono stati dedicati documentari, film, musei, ma mai è stata fatta una mostra sul così detto “armistizio”. Già, perché una mostra dovrebbe perlomeno esibire una copia del documento, dove chiaramente si leggerebbe: “Italy having surrendered unconditionally”.
Ora, fortunatamente, non dobbiamo aspettare che qualcuno tiri fuori da un qualche cassetto di Palazzo Chigi o del Quirinale l’originale dell’atto, ma ci basta fare una ricerca su Internet (inserendo le parole indicate su un qualsiasi motore di ricerca) per vederne copie e trascrizioni. Ci renderemmo così conto del perché in Italia non possiamo rifiutarci di costruire basi alleate e perché ogni governo che s’insedia non attende più di qualche settimana prima di fare “visita” (il termine giusto sarebbe “rapporto”) al Presidente degli Stati Uniti.
L’Italia avrà vinto i mondiali di calcio, ma ha perso la guerra! Gli alleati hanno ridato libertà e dignità all’Italia e, questo si, non solo ad una parte.
Chi vorrebbe continuare a farci credere che tutto ciò è avvenuto solo per opera della Resistenza, ci sta mentendo, togliendoci quella dignità e quella libertà che derivano dalla verità e dalla conoscenza. Paradossalmente abbiamo assistito a celebrazioni del 25 aprile dove l’esercito americano e quello britannico da liberatori festeggiati sono stati additati e sbeffeggiati come imperialisti; questo è avvenuto frequentemente durante la guerra in Irak.
La festa della Liberazione dovrà tornare ad essere una festa di tutti, ma ciò sarà possibile solo se la parte che ne ha mutato il significato farà ammenda delle proprie menzogne e si riconosca in quei valori liberali che derivano dalla Costituzione.
E in quella parte, guarda il caso, c’è chi ha da sempre militato al fianco di Giorgio Napolitano…
Questo intervento è stato ripreso da guizza.spazioblog.it
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